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Fortezza Europa, oltre Dublino: come cambiano le regole europee sull’immigrazione

Gianluca Tornini
Gianluca Tornini
Redazione EPI
📅 30 June 2026 ⏱ 7 min di lettura ✍ Gianluca Tornini

Secondo gli ultimi dati EUROSTAT sono 4,2 milioni i cittadini stranieri che l’Ue ha accolto nel 2024. Un numero enorme se si pensa che sono esclusi dal computo i richiedenti asilo e/o i rifugiati provenienti dall’Ucraina sotto protezione temporanea: anacronistico pensare ancora che flussi migratori di questa portata si possano bloccare con politiche di chiusura.

Tuttavia, il fenomeno dell’immigrazione porta con sé problematiche che una parte politica cavalca da anni e che un’altra parte politica tende spesso a sottovalutare. L’immigrazione irregolare rappresenta un problema per la sicurezza internanell’area Schengen e il traffico di esseri umani è una pratica che calpesta fortemente i diritti dei migranti, cui i governi rispondono però spesso con un approccio securitario che mira a colpevolizzarne le vittime, senza offrire soluzioni concrete a chi fugge da contesti di crisi. Il numero di persone trovate in posizione di soggiorno irregolare in Ue nel 2025 si attesta a circa 720mila, ma si stima siano molte di più. Mentre in Italia, a proposito, si parlava di “remigrazione”, il 12 giugno è entrato in vigore il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo varato dalla Commissione europea nel maggio 2024. Si tratta della prima riforma strutturale dopo gli accordi di Dublino III del 2013 e sembra avere l’obiettivo di rendere più complesso il soggiorno dei migranti irregolari sul territorio europeo.

L’alleggerimento della pressione migratoria sui Paesi di frontiera è stato al centro del dibattito politico degli ultimi anni e delle modifiche apportate al Regolamento Dublino III, che prevedeva che le richieste di asilo fossero gestite dal Paese di primo arrivo (in circa il 50% dei casi Italia, Spagna e Grecia). Una delle novità introdotte con il nuovo Patto è proprio l’istituzione di un meccanismo di solidarietà tra i Paesi per la redistribuzione dei richiedenti asilo: tutti gli Stati dell’Ue dovranno ora in alcuni casi decidere se contribuire a ridurre la pressione migratoria sui Paesi di primo approdo accettando una quota di migranti sul proprio territorio, oppure fornire assistenza sia operativa che finanziaria ai Paesi più in difficoltà. Viene inoltre prevista l’istituzione di un fondo utile a finanziare non solo le agenzie nazionali, ma anche eventualmente quelle dei Paesi di provenienza. Proprio quest’ultimo punto ha suscitato dure reazioni tra le organizzazioni per i diritti umani: il timore è che le risorse comuni europee finiscano per finanziare, seppur indirettamente, pratiche lesive dei diritti delle persone migranti, legittimando violazioni sistematiche che si verificano quotidianamente nei centri di detenzione libici, egiziani e tunisini.

In tutto il territorio Ue, solo nell’ultimo anno, sono stati emessi circa 490mila ordini formali di lasciare il territorio nei confronti di cittadini extracomunitari cui non viene riconosciuto il diritto di asilo. Di questi, solo 135mila sono stati effettivamente espulsi, con un incremento significativo rispetto al 2024, ma i rimpatri si attestano ancora al di sotto del 30% del totale.

Il superamento degli automatismi di Dublino III – che finora hanno scaricato un onere sproporzionato sui Paesi di primo approdo – e la necessità di incrementare i rimpatri sono i due veri motori di questa riforma europea, che arriva dopo anni di trattative. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni europee è quello di migliorare la gestione comune delle politiche in materia di flussi migratori, di diritto di asilo e di garantire un bilanciamento tra le esigenze degli Stati membri e la protezione dei diritti delle persone migranti.

A tal fine il Patto introduce innanzitutto una modifica sostanziale nei percorsi di richiesta di asilo, aggiungendo alla procedura ordinaria una procedura accelerata che può avvenire sul luogo difrontiera e che si dovrebbe chiudere in un massimo di 12 settimane. Oltre a fissare standard comuni per uniformare l’accoglienza e l’assistenza in tutta l’Unione, la riforma punta a una più stretta cooperazione tra le agenzie nazionali, imperniata sulla condivisione dei dati biometrici tramite il sistema EURODAC. Un’architettura digitale che, tuttavia, ha riacceso l’allarme delle associazioni per i diritti umani: la richiesta è di fare immediata chiarezza sui meccanismi di tutela e sul monitoraggio indipendente delle procedure di frontiera e di espulsione.

È sui rimpatri però che i governi nazionali si scontrano con la difficoltà di espellere chi soggiorna illegalmente sul territorio, in particolare chi arriva senza documenti, sia per questioni operative che politiche: i Paesi più colpiti dalla crisi migratoria hanno difficoltà nel costruire in breve tempo centri di frontiera e migliorare le condizioni di accoglienza, si registra una carenza di personale qualificato e gli accordi diplomatici con alcuni Paesi extra-Ue sono ancora deboli.

Sui centri di rimpatrio le novità principali sono due: la prima è che il tempo della detenzione amministrativa nei centri si estenda fino a un massimo di 30 mesi (anche se i dati dimostrano che allungare i tempi produce una compressione della libertà personale, senza effetti positivi sul numero dei rimpatri); la seconda arriva a pochi giorni dall’entrata in vigore del Patto, dopo l’approvazione da parte del Parlamento europeo, il 17 giugno, di un nuovo Regolamento Rimpatri. Se il Patto originariamente non prevedevala possibilità di costruire centri di accoglienza e rimpatrio sul territorio di Paesi extra-Ue per la gestione dei flussi migratori fuori dalle frontiere europee, uno dei cavalli di battaglia del governo italiano (“i centri in Albania fun-zio-ne-ran-no”,  e ora potrebbero iniziare a funzionare davvero), il Regolamento Rimpatri 2026, che è in questo senso uno degli ultimi tasselli delPatto migrazione e asilo, legittima l’istituzione di return hub in Stati terzi per l’esternalizzazione delle procedure di asilo e la detenzione amministrativa oltre frontiera.

Ma la novità più critica riguarda la possibilità che le famiglie con figli possano d’ora in poi essere destinatarie di provvedimenti di espulsione o di detenzione amministrativa, con evidenti problemi di tutela della sicurezza psico-fisica dei più piccoli nei centri di permanenza per il rimpatrio, dove le condizioni del trattenimento sono critiche e spesso lesive dei diritti delle persone.

L’obiettivo del Patto, dunque, è chiaro e si presenta come un tentativo ambizioso di superare le asimmetrie del sistema di Dublino. Tuttavia, l’estensione dei tempi di detenzione, l’esternalizzazione delle procedure in Stati terzi e, soprattutto, il rischio che i provvedimenti di espulsione e trattenimento colpiscano i nuclei familiari con minori, aprono interrogativi etici e giuridici non più rimandabili. Se l’obiettivo dichiarato è un bilanciamento tra la protezione delle frontiere e i diritti delle persone, la realtà dei centri di permanenza rischia di raccontare un’altra storia. La sfida migratoria è grande ma servono governance condivisa, un approccio il meno securitario possibile (anche se qualcuno fa il tifo per l’ICE, ma, per riprendere Gaber, l’ossessione di fare gli americani e di copiare i loro eccessi non ci renderà più civili) e il rispetto dei valori fondanti di un’Unione politica nata sulla solidarietà e che dalla solidarietà deve continuare a farsi guidare.

FONTI:

Nelle UE più respingimenti e crollo di presenze irregolari di persone migranti, eunews, 12 maggio 2026https://www.eunews.it/2026/05/12/nelle-ue-piu-respingimenti-e-crollo-di-presenze-irregolari-di-persone-migranti/

L’Unione Europea ha approvato in via definitiva nuove regole più severe per i richiedenti asilo, Il Post, 14 maggio 2024, https://www.ilpost.it/2024/05/14/nuovo-patto-migrazione-asilo-unione-europea-approvato/

Nuovo Patto UE sulla migrazione: cosa cambia tra rimpatri, controlli e solidarietà, euronews, 9 giugno 2026 https://it.euronews.com/my-europe/2026/06/09/nuovo-patto-ue-sulla-migrazione-cosa-cambia-tra-rimpatri-controlli-e-solidarieta

Più giorni trascorsi nei Cpr, meno rimpatri, 20 settembre 2023, pagellapolitica

Che cosa cambia con il nuovo accordo dell’Ue sui rimpatri, 8 giugno 2026, pagellapolitica

Regolamento rimpatri UE 2026: cosa cambia per i richiedenti asilo 16 giugno 2026, Casa della Carità