Home Insights Collab
Collab

I GIOVANI CHE DIFFONDONO LO SPIRITO DELL’UNIONE EUROPEA – INTERVISTANDO L’ASSOCIAZIONE EUROPA PER L’ITALIA.

Roberta Ruggieri
Roberta Ruggieri
Redazione EPI
📅 14 April 2026 ⏱ 13 min di lettura ✍ Roberta Ruggieri

Intervista di Luca Penatti per AnimAzione (Cuori Pensanti) sito

La causa europea necessita oggi di giovani che gettino il cuore oltre l’ostacolo, dimostrando che lottare per i valori che un tempo furono dei padri e delle madri fondatori d’Europa – Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Simone Weil e Sophie Scholl per dirne alcuni – ha ancora un senso ed è in grado di affascinare le nuove generazioni. 

E’ per questo che l’associazione Europa per l’Italia – una realtà associativa composta interamente da giovani under 35 – si occupa già da sei anni di divulgare in tutti i contesti possibili (scuole, Università, enti locali) quelli che sono i valori fondanti dell’Unione Europea, in un pieno spirito di cittadinanza attiva e consapevole. 

Nell’intervista che segue, i rappresentanti di tale associazione presenteranno le principali iniziative svoltesi negli ultimi anni, sia nei confronti dei ragazzi/e delle scuole, che dei giovani professionisti del mondo del lavoro. Verrà inoltre descritto il contributo che EPI ha apportato all’ultimo Congresso degli europeisti di Casa Europa, nonché i principali punti programmatici fuoriusciti da tale evento. Infine, sarà possibile conoscere quelli che sono gli ideali di fondo che dirigono l’agire di Europa per l’Italia, dalla laicità intesa come rispetto per i valori di solidarietà, libertà e accoglienza – che trovano le loro basi anche nel pensiero cristiano – alla promozione del ruolo centrale delle donne nell’edificazione della comunità europea.

Di quale idea di Europa Unita vi fate promotori? Quali sono i valori non negoziabili che secondo voi dovrebbero stare alla base di questa nuova casa comune?

EPI: Fin dalle sue prime uscite pubbliche l’obiettivo primario di Europa per l’Italia è stato quello di sensibilizzare, valorizzare e promuovere quelli che erano e che sono ancora oggi i principi e i valori fondanti dell’Unione Europea. Come realtà che raccoglie giovani under 35, crediamo fortemente nel Trattato di Lisbona e nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE. L’articolo 2 dello stesso Trattato ribadisce tale legame: «l’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani». Per far fede a questa idea di casa comune europea abbiamo coinvolto attivamente giovani universitari e liceali di tutta Italia per confrontarsi circa i temi che valutiamo non negoziabili, come inclusività, sostenibilità ambientale e digitalizzazione; alla base di un’Europa attiva, concreta e reale. In occasione delle elezioni del Parlamento europeo del 2019 e la successiva del 2024, in pieno spirito di cittadinanza attiva e consapevole, ci siamo adoperati per fare informazione (e divulgazione) nelle Università e nelle scuole di Sulmona, Roma, Milano, Salerno, Siena e per ultima Firenze. Ci siamo distinti in qualità di promotori della “Rete Giovani 2021” insieme ad altre 16 associazioni e realtà giovanili: questo network di coetanei è nato dal mancato coinvolgimento dei giovani agli Stati Generali dell’Economia convocati dall’ex Premier Giuseppe Conte. Da qui abbiamo iniziato un percorso di policy proposals insieme alle tante realtà giovanili che si sono aggiunte nel corso del tempo e che è culminato con gli “Stati Generazionali”, evento che ha visto coinvolti figure Istituzionali e parti sociali. In questo percorso di elaborazione di proposte concrete per rilanciare l’economia italiana, Europa per l’Italia ha contribuito attivamente alla redazione del “Piano Giovani 2021”, manifesto della “Rete Giovani 2021” all’insegna degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030 dell’Onu. 

Oggi, per noi, la piena consapevolezza, accesso e critica del sistema sono la base di una lettura vincente.

Visto che oggi un’Europa troppo tecnica rischia di apparire lontana dalla gente comune, avete in mente delle iniziative per far attecchire il senso di appartenenza alla causa europea anche nei contesti locali? 

EPI: Per la nostra piccola realtà è essenziale partire dai contesti locali e regionali. Ci rendiamo conto che il rischio di restare intrappolati in una bolla europea tecnocratica annullerebbe il sacrificio di questi anni. La nostra Associazione ha avuto modo di collaborare con l’”Assembly of European Regions” (AER) nella divulgazione della campagna “#Together4Cohesion”. Un progetto dall’alto valore sociale cofinanziato dalla Commissione Europea, che mirava a sensibilizzare e coinvolgere i principali stakeholders sull’uso e sui benefici dei Fondi di Coesione dell’UE negli Stati Membri. Abbiamo sviluppato due rubriche prettamente sui social media per coinvolgere giovani italiani ed europei. Prima tra tutte “#TalkingAboutEU”, uno spazio dedicato interamente ai soci dell’Associazione per trattare tematiche rilevanti per l’UE e le sue politiche pubbliche. “Giovani, lavoro e UE”, invece, ha caratterizzato il nostro obiettivo di informazione e sensibilizzazione tramite il coinvolgimento di giovani professionisti ed esponenti più navigati nel settore istituzionale. Tra i nostri ospiti abbiamo avuto Roberta Angelilli, ex Vicepresidente del Parlamento europeo, la quale ha dialogato con noi per raccontare la propria esperienza europea e per fornire indicazioni e consigli utili per tutti quei giovani italiani appassionati di politica che in futuro vorrebbero impegnarsi attivamente per la propria comunità. 

È stato interessante poter curare una collaborazione con “Europe Direct” locale e con un think tank di giovani studenti di tutta Europa dal nome “L’Europa che vorrei”. Per questa specifica occasione ci siamo confrontati con degli studenti liceali e abbiamo chiesto loro di elaborare delle proposte per modellare l’UE del futuro secondo la loro prospettiva. I vincitori di questo contest sono stati premiati direttamente dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e dal Ministero dell’Istruzione.

Queste esperienze si sono rivelate utili step verso la direzione local-oriented che abbiamo scelto e confidiamo di poter continuare a percorrerla con il medesimo entusiasmo. 

Siete soddisfatti di quanto offre oggi l’Unione Europea ai giovani? Avete qualche proposta da presentare alle istituzioni europee per loro?

EPI: Sì, siamo soddisfatti di come l’Unione Europea si sia negli anni preoccupata sempre di più dei giovani e di realtà associative giovanili come la nostra. Un esempio molto concreto è stato il piano Next Generation EU promosso dalla Commissione Europea; grazie ai fondi europei generati da questo programma molti giovani sono riusciti a concretizzare i propri sogni e a trasformare idee in vere e proprie imprese. 

Un altro esempio è il Portale Europeo per i giovani che permette di avere una finestra sempre aperta sulle opportunità offerte dall’Unione rispetto a tirocini, Erasmus+, offerte di lavoro o di partecipare al corpo europeo di solidarietà. Nonostante il profuso impegno delle Istituzioni verso i giovani sia sempre maggiore, noi sentiamo che si può fare ancora di più e proprio in uno dei nostri progetti per le scuole abbiamo rivolto agli studenti questa domanda: “Cosa puoi fare tu per l’UE e cosa può fare l’UE per te?”.

Il progetto vincitore, ideato da una studentessa allora diciassettenne, aveva lo scopo di creare una app che consentisse di inserire su una piattaforma le richieste, progetti, idee dei giovani indirizzate direttamente alla Commissione per la loro valutazione. Questo avrebbe permesso un abbattimento delle barriere burocratiche e di un maggior avvicinamento dei giovani alle Istituzioni europee. Ci auguriamo che un giorno questa idea non rimanga solo tale. 

Quali sono le iniziative di cui vi siete fatti promotori per diffondere il senso di appartenenza all’Europa tra le nuove generazioni?

EPI: Le nostre principali iniziative sono chiaramente rivolte ai giovani e siamo orgogliosissimi del progetto “Europa per la Scuola” per il successo riscontrato proprio tra i giovani under 18. Il progetto punta a fare una cosa che purtroppo nelle scuole superiori non sempre riesce, ossia educazione civica europea.                               La nostra Associazione nasce proprio da qui: dal sentimento comune di divulgare i princìpi e i valori europei, e questo sarebbe stato possibile farlo solo attraverso la formazione e l’informazione su tutto ciò che riguarda l’Unione Europea. Partendo da chi sono le Istituzioni e cosa fanno, a come si vota, a quali sono i gap che ancora oggi l’Unione deve affrontare. L’obiettivo del progetto è di smuovere una coscienza critica verso le attuali dinamiche europee, interrogarsi e sforzarsi di trovare risposte e possibili soluzioni: è solo così che può nascere un profondo senso di appartenenza all’Unione Europea: non smettendo mai di porsi domande. 

Potete descrivere brevemente in cosa è consistito l’ultimo evento di Casa Europa? Quale è stato inoltre il contributo della vostra associazione ai lavori?

EPI: Siamo stati molto entusiasti di partecipare ad un evento così importante come quello di Casa Europa – il congresso degli europeisti e di aver avuto l’opportunità di partecipare ai lavori di preparazione.                               Il nome, infatti, non è casuale, i lavori preparatori si sono suddivisi proprio nelle tre strutture principali di una casa: fondamenta, muri e tetto. La nostra associazione ha partecipato al gruppo “fondamenta” andando al cuore delle norme e di possibili nuovi disegni di legge che permetterebbero ai vari Stati dell’Unione di unirsi e di creare un unico canale di comunicazione digitale. Le due giornate di Congresso, infatti, si sono concluse con l’approvazione di una mozione generale i cui contenuti principali ruotano attorno al federalismo europeo (peraltro abbracciato e ricordato qualche settimana fa – era il 2 febbraio – dall’ex presidente del Consiglio Mario Draghi in un suo intervento all’Università di Leuven dopo aver ricevuto la laurea ad honorem), una cittadinanza europea autonoma, una comune difesa europea ed una nuova Costituente europea. 

A proposito, perché l’istituzione di una cittadinanza europea autonoma rispetto a quella nazionale dovrebbe favorire di più i cittadini a sentirsi membri effettivi dell’UE? Quali vantaggi comporterebbe? 

EPI: Si deve premettere che esiste già una cittadinanza europea, introdotta con il Trattato di Maastricht, che si acquisisce automaticamente insieme a quella di uno Stato membro; questa è aggiuntiva e complementare, non sostitutiva, della cittadinanza nazionale. Tuttavia, proprio perché dipende interamente dall’appartenenza ad uno Stato membro, essa è spesso percepita come astratta e distante. Un’idea di cittadinanza europea più autonoma rafforzerebbe il legame diretto tra cittadini e UE, favorendo un senso di appartenenza reale a una comunità politica comune, rendendo più visibili e concreti i diritti che ne discendono. Ciò aiuterebbe l’UE ad essere percepita non solo come un’unione di Stati, ma come una comunità di cittadini che dispongono dei medesimi diritti e doveri.

Vi affascina invece l’idea di essere in una nuova fase storica in cui finalmente si inizia a parlare di difesa comune europea? Pensate che dovrebbe ricalcare il progetto della Comunità Europea di Difesa (CED) di De Gasperi, in cui integrazione militare e sovranità politica condivisa erano inscindibili?

EPI: Più che “ci affascina”, diremmo che ci rassicura. Con una guerra alle porte dell’Europa e un’amministrazione americana che mette in dubbio la validità della NATO e le relazioni dell’Ue con il suo più grande alleato, credere in un progetto di difesa comune europea è necessario. Il progetto della CED, molto ambizioso, aveva due principali fattori di resistenza: la paura di riarmare la Germania e una certa subalternità a Washington. Oggi la prima non è più un pericolo, anzi, e costruire una difesa europea è un passo avanti verso l’indipendenza strategica. Il Piano RearmEU della Commissione europea è un’occasione da non sprecare, anche se servono maggiori garanzie per un piano politico condiviso, che non sia la somma di finanziamenti nazionali senza una visione organica.

Considerando i l fatto che almeno una parte dei padri fondatori dell’Unione Europea (De GasperiSchumanAdenauer) condividevano una visione cristiana della vita e dell’impegno politico, quale versione della laicità pensate sia la più adatta all’Unione Europea di oggi e di domani?

EPI: Crediamo che l’Unione Europea del futuro debba poggiare su solide basi laiche dove religione e politica si sviluppano in due sfere di influenza ben distinte. E crediamo che questo sia un pensiero profondamente cristiano. Difatti i valori di solidarietà, libertà, accoglienza su cui si basa l’Unione Europea di oggi e su cui dovrà continuare a poggiare l’Unione Europea di domani, possono essere rafforzati e trovare un solido riconoscimento, solo in un’unione di Stati laica nella quale tutti i cittadini possano sentirsi liberi di professare la loro fede e il loro credo religioso.

Questo ci viene ricordato anche dalle stesse parole di De Gasperi: «Soprattutto, il cristianesimo è attivo, perennemente attivo, nei suoi effetti morali e sociali. Esso si realizza nel diritto e nell’azione sociale. Il suo rispetto per il libero sviluppo della persona umana, il suo amore della tolleranza e della fraternità si traducono nella sua opera di giustizia distributiva sul piano sociale e di pace sul piano internazionale».

Prima ho citato tre padri fondatori, ma non va dimenticato che vi furono anche figure di grandi donne a guidare il processo di convergenza fra i vari paesi europei. Credete che parlare anche delle loro storie possa rafforzare il senso di appartenenza alla causa europea?

EPI: Fare l’Europa è un lavoro di squadra e le donne, Madri fondatrici d’Europa, lo sanno. Sofia Corradi, Simone Weil, Sophie Scholl per citare solo alcuni dei grandi nomi della storia dell’Unione Europea hanno fatto la loro parte in un’epoca storica in cui la parità di genere era ancora un miraggio e le condizioni sociali impedivano un’importante partecipazione attiva delle donne alla vita politica. Le c.d. Madri d’Europa hanno dimostrato di saper incarnare loro stesse il progresso combattendo diseguaglianze e difficoltà critiche del tempo. Noi di Europa per l’Italia crediamo che ripercorrere le loro vite per mezzo della nostra rubrica poi diventata podcast, in collaborazione, ci abbia permesso – e speriamo anche per il nostro piccolo ma attento pubblico – di mantenere vivi nella memoria delle nuove generazioni l’impegno, la determinazione e la lungimiranza di queste grandi Donne che insieme ai Padri fondatori, hanno fatto della creazione di un’Europa unita la loro vera missione di vita. 

Infine, siete ottimisti rispetto al processo di unificazione in corso? Se sì, potreste fare un esempio di almeno un avvenimento positivo accaduto negli ultimi mesi per lo stato dell’arte di tale processo?

EPI: Ci riconosciamo pienamente nelle parole di Mario Draghi di qualche mese fa all’Università di Lovanio, in Belgio, dove ha lanciato il monito per un’Europa federale. L’unico modo per non rimanere schiacciati tra le grandi potenze e avere autonomia è diventare anche noi una potenza. Se guardiamo i dati macroeconomici, i 27 Paesi presi singolarmente sono destinati all’irrilevanza, insieme superano il Pil statunitense e quello cinese. Non sappiamo se essere ottimisti, perché non basta, sul futuro dell’unione politica, ma siamo sicuramente consapevoli della sua urgenza: per dirla con le parole di Altiero Spinelli «la via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà». Due elementi chiave degli ultimi mesi: il ruolo crescente dell’Ue nel commercio globale attraverso la firma degli accordi con il Mercosur e con l’India, e l’ambizioso programma di lavoro della Commissione europea per il 2026, che contiene proposte concrete in aree cruciali come difesa comune, sicurezza interna, democrazia e stato di diritto.