Nel giorno della Pasqua ortodossa, il Presidente Trump ha lanciato un attacco al Santo Padre mediante il suo social Truth affermando che sarebbe “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”.
Subito è intervenuta la Conferenza episcopale degli Stati Uniti, tramite l’arcivescovo Paul Coakley che ha detto: “Papa Leone non è un suo rivale, né un politico. Egli è il Vicario di Cristo che parla attingendo alla verità del Vangelo e per la cura delle anime”.
Non è mancata la reazione del mondo cattolico dinanzi allo scellerato attacco – mai visto prima – di un presidente al Romano Pontefice.
Lo stesso Papa Leone XIV, salito al soglio pontifico, ha auspicato ad una pace disarmata e disarmante.
In questi giorni che è nelle terre di Sant’Agostino d’Ippona (ha, infatti, iniziato il viaggio Apostolico in Africa e visiterà l’Algeria, il Camerun, l’Angola e la Guinea Equatoriale), Leone XIV ha insistito sul “dialogo volto a favorire la pace” e sulla “relazione multilaterale tra le nazioni per trovare una soluzione giusta ai problemi. Troppe persone stanno soffrendo, troppi innocenti sono stati uccisi, e credo che qualcuno debba alzarsi per dire che c’è una via migliore”.
La tensione tra Washington e il Vaticano attualmente, assume un significato particolare perché con l’attacco del Presidente americano si attacca il vulnus della diplomazia fondata su prudenza, rispetto e mediazione.
Tant’è che anche molto Capi di Stato europei (da ultimo anche il Presidente del Consiglio italiano) hanno espresso vicinanza al Papa, condannando duramente le parole di Trump.
Sia che si sia credenti o no, è necessario sperare sempre di più nel trionfo della diplomazia.
