È finita: Viktor Orbán lascia il potere in Ungheria dopo 16 anni. Il partito di opposizione Tisza guidato da Péter Magyar ha vinto le elezioni parlamentari con la più alta affluenza nella storia post-comunista del Paese.
Il governo del leader conservatore filorusso Orbán si è caratterizzato, sopratutto dopo l’uscita dal Partito popolare europeo (Ppe), per un controllo asfissiante sui mezzi di informazione pubblica e della magistratura, la repressione del dissenso e di alcune minoranze (l’estate scorsa la simbolica manifestazione in occasione del gay pride), oltre che per una marcata ostilità nei confronti di alcune decisioni dell’Unione europea, a partire dai finanziamenti all’Ucraina.
Forse il leader europeo più vicino alla Russia di Putin e uno degli esponenti più radicali di un anti europeismo convinto che ha fatto breccia nei partiti politici di estrema destra, considerato un partner politico importante anche da Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Neanche l’endorsement della Casa Bianca e del Cremlino, che lo consideravano entrambi una mina vagante utile a indebolire l’Unione europea, è servito a salvarlo da una sconfitta storica.
Eppure Péter Magyar, che prenderà presto il suo posto e potrà governare con i 2/3 della maggioranza parlamentare che gli consentiranno di cambiare anche la Costituzione, è tutto meno che un perfetto progressista. Viene anche lui da Fidesz, è un conservatore di destra, non ha posizioni così diverse da Orbán su molti temi interni: è però un liberale, si oppone ai pilastri illiberali del governo di Orbán, è un convinto europeista e ha già detto che il posto dell’Ungheria è nella NATO, non vicino alla Russia.
Ursula von der Leyen ieri ha twittato così: “Il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria”. Un messaggio che suona come una rivincita dopo anni di isolamento politico del Paese in Europa e di tensioni con Bruxelles, spesso gestite con difficoltà.
Ieri il popolo ungherese, con una mobilitazione storica, ha scelto di scrivere una bella pagina di democrazia e di porre fine a un regime illiberale che ha tentato di cancellare i valori europei. Ma nessun autocrate spegnerà il sogno di questo progetto comune.
L’Ungheria è tornata e l’Europa è viva: tocca a noi continuare a costruirla insieme.
