Gli ostacoli alla partecipazione referendaria

 

Ci siamo quasi abituati a ricevere dati allarmanti sull’astensionismo in Italia, tanto  che sembra di assistere ad una volontaria e progressiva rinuncia al suffraggio universale da parte dei cittadini.

Ma la mancata partecipazione alle consultazioni elettorali non è sempre può dirsi frutto di una scelta volontaria, lo sanno bene tutti gli elettori domiciliati in una provincia diversa da quella di origine e quelli non iscritti all’AIRE, perché solo temporaneamente residenti all’estero.

Ed infatti, se l’elettore non è membro delle FF.OO, componente del seggio elettorale oppure navigante, deve necessariamente recarsi al proprio seggio di origine, spesso affrontando un viaggio estenuante che dovrà essere ripetuto in senso contrario per rientrare nel luogo in cui si lavora o risiede stabilmente.

Lo sconto assicurato dall’esecutivo, inoltre, non copre tutti i costi del viaggio, al contrario, viene garantito solo per i  viaggi  in treno o aereo; in quest’ultimo caso lo sconto arriva a coprire solo il 40% del biglietto e non può risultare superiore ad €.40,00.

Di talché, il treno rimane l’unica mezzo di trasporto realmente abbordabile per delle tasche medie.

Insomma, il sistema attuale appare degno delle migliori burocrazie distopiche perché arretrato, inutilmente dispendioso e inadeguato ad eliminare quegli ostacoli che – utilizzando una terminologia cara ai costituzionalisti – impediscono l’effettiva partecipazione dei lavoratori alla vita politica del Paese.

Ma siamo davvero sicuri che non esiste un metodo più efficace e comodo per garantire il diritto di voto ai fuori sede?

In realtà sono diversi i Paesi europei che, ormai da anni, consentono ai propri cittadini di esprimere il voto mediante il servizio postale, direttamente nel luogo del domicilio effettivo, senza necessità alcuna di sportarsi.

Tuttavia, nel nostro Paese il voto per corrispondenza attualmente viene garantito solo ai cittadini italiani residenti all’estero ed iscritti all’Anagrafe Italiana Residenti all’Estero (AIRE), ma non a coloro che non sono fuoriusciti dai confini del suolo patrio.

L’estensione del sistema di voto per corrispondenza apporterebbe notevoli vantaggi su tutti i fronti: lo Stato non dovrebbe sborsare alle compagnie di bandiera notevoli emolumenti in cambio degli sconti (parziali) effettuati sui biglietti; dall’altro lato, il cittadino godrebbe di comodità inedite, certamente idonee ad incentivare la partecipazione al voto.

Anche per questo sono sempre di più i comitati e le associazioni di categorie (come il comitato “The Good Lobby” e “Io Voto Fuori Sede”) che denunciano la necessità di riformare il sistema, evidenziando gli effetti discriminatori della legislazione attuale, che di fatto consente il voto solo a quanti possano sostenere i costi del viaggio ed allontanarsi dai luoghi in cui lavorano o risiedono.

A pochi  giorni dalle consultazioni, dove risulta fondamentale che almeno il 50%+1 degli elettori si rechino alle urne affinché le operazioni non si risolvano in un nulla di fatto, va detto che il risultato  sembra scontato, quantomeno sotto il profilo della partecipazione degli aventi diritto.

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L’Italia sarà veramente la “Polonia del Mediterraneo”?